Anche la Corte Costituzionale dice no a Berlusconi
La Corte Costituzionale si è pronunciata sul conflitto di attribuzione sollevato nell'aprile 2011 dalla presidenza del Consiglio contro il tribunale di Milano. La Consulta ha infatti respinto le accuse contro i giudici di Milano per aver negato a Silvio Berlusconi, allora premier, il rinvio di un'udienza per legittimo impedimento nel processo di primo grado sui diritti tv Mediaset.
Il procedimento contro Berlusconi potrà quindi proseguire davanti alla Corte di Cassazione, nell'ultimo grado di giudizio atteso tra la fine del 2103 e l'inizio del 2014, prima della prescrizione attesa nella primavera del prossimo anno.
Berlusconi è stato condannato dalla Corte d'Appello a quattro anni di reclusione - tre dei quali coperti da indulto - e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per frode fiscale, sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici da parte di Mediaset.
Una condanna definitiva sarebbe un duro colpo per Berlusconi, perché rischierebbe di essere messo ai margini della politica attiva per cinque anni.
"La Corte costituzionale ha deciso che spettava all'autorità giudiziaria stabilire che non costituisce impedimento assoluto alla partecipazione all'udienza penale del 1° marzo 2010 l'impegno dell'imputato Presidente del Consiglio dei ministri di presiedere una riunione del Consiglio", si legge in un comunicato della Consulta.
Il ricorso era stato dichiarato ricevibile dalla Corte il 9 novembre del 2011, ma solo oggi, dopo 17 mesi, è arrivata la decisione.
Il procedimento contro Berlusconi potrà quindi proseguire davanti alla Corte di Cassazione, nell'ultimo grado di giudizio atteso tra la fine del 2103 e l'inizio del 2014, prima della prescrizione attesa nella primavera del prossimo anno.
Berlusconi è stato condannato dalla Corte d'Appello a quattro anni di reclusione - tre dei quali coperti da indulto - e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per frode fiscale, sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici da parte di Mediaset.
Una condanna definitiva sarebbe un duro colpo per Berlusconi, perché rischierebbe di essere messo ai margini della politica attiva per cinque anni.
"La Corte costituzionale ha deciso che spettava all'autorità giudiziaria stabilire che non costituisce impedimento assoluto alla partecipazione all'udienza penale del 1° marzo 2010 l'impegno dell'imputato Presidente del Consiglio dei ministri di presiedere una riunione del Consiglio", si legge in un comunicato della Consulta.
Il ricorso era stato dichiarato ricevibile dalla Corte il 9 novembre del 2011, ma solo oggi, dopo 17 mesi, è arrivata la decisione.
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