giovedì 27 giugno 2013

POVERO CAVALIERE

Si chiude con una condanna esemplare per Berlusconi il processo Ruby: 7 anni


Si chiude con una condanna esemplare per Berlusconi il processo Ruby: 7 anni
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Milano - Al termine del processo Ruby, Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile, è stato condannato dai giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano a 7 anni e interdetto ai pubblici uffici. 

Il tribunale di Milano ha disposto inoltre la confisca dei beni già sequestrati a Karima El Maurogh, in arte Ruby, e il compagno Luca Risso. 

"Ero veramente convinto che mi assolvessero, perché nei fatti non c'era davvero nessuna possibilità di condannarmi. E invece è stata emessa una sentenza incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese". Così l'ex presidente del Consiglio in una nota. 

"Non è soltanto una pagina di malagiustizia, è un'offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell'Italia un paese davvero libero e giusto", ha aggiunto il Cavaliere. 

Il verdetto è stato pronunciato dopo oltre sei ore di camera di consiglio. Orsola De Cristofaro, Carmela D'Elia e il presidente Giulia Turri si erano ritirati verso le 9.45, dopo che la difesa aveva depositato alcune memorie ad integrazione delle arringhe pronunciate il 3 giugno scorso e la Procura aveva rinunciato alle repliche. 

Il 13 maggio scorso il procuratore aggiunto Ilda Boccassini (oggi in ferie, sostituita dal Procuratore Edmondo Bruti Liberati) e il pm Antonio Sangermano avevano chiesto 6 anni di carcere (cinque anni per concussione e uno per prostituzione minorile), senza attenuanti, con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di assumere cariche in strutture praticate abitualmente da minori. 
L'arringa della difesa 

I legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini e Piero Longo, avevano invece chiesto prima l'incompetenza funzionale e territoriale del Tribunale di Milano e poi l'assoluzione del loro assistito bollando come "stratosferica e straordinaria" la pena chiesta dalla Procura.

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