Triplice suicidio choc nelle Marche
Civitanova Marche - L'Italia degli ultimi anni appare sempre più nazione da incubo, dalle cui trame e disagi l'unica soluzione per liberarsi sembra il suicidio. Una nazione che porta sempre più alla disperazione il proprio popolo, che non riesce a dare nessuna risposta concreta alla crisi vera e reale che soffre la gente e non certo i 'palazzi'. Emblematico l'ultimo drammatico triplo suicidio a Civitanova Marche. Romeo Dionisi e Anna Maria Sopranzi, i due coniugi anziani impiccatisi perché non ce la facevano a tirare avanti, si "vergognavano" delle loro difficoltà economiche e hanno chiesto perdono per il suicidio. Il fratello di lei, Vincenzo, non ha retto e si è buttato in mare. Non è un cantare dell'Ottocento, è l'Italia del 2013.
Queste tre oneste persone probabilmente non hanno da invocare perdono, in altri tempi si sarebbe detto che la loro morte "grida vendetta". A vergognarsi dovrebbe essere la classe politica, così impegnata e preoccupata degli impegni e narcisistici tweet da non vedere la disperazione che sta crescendo in Italia.
La nuvola nera che avvolge anziani lasciati a se stessi, giovani precari, famiglie allo stremo, disoccupati in crescita, imprenditori senza futuro, generazioni allo sbando. Bisogna andare a San Pietro per sentire parole come "poveri" ed "emarginati", la loro sorte non appare mai sulla bocca di cosiddetti saggi e sedicenti leader.
I morti gridano disperatamente ad uno Stato che torni a funzionare, si occupi del bene comune e non sia saccheggiato dalle cricche. E che vi sia un governo per tirare il Paese fuori dall'abisso in cui è precipitato.
L'Italia della disperazione sputa sul politichese, ha sete di fatti. Vuole che simili tragedie (in questi anni ce ne sono state tante, dimenticate) non avvengano più. L'Italia va governata. L'Italia non è una playstation. Non c'è un bingo da fare domani. Oggi bisogna agire perché Romeo, Anna Maria, Vincenzo non siano seguiti nella rovina da altri disperati.Civitanova Marche - L'Italia degli ultimi anni appare sempre più nazione da incubo, dalle cui trame e disagi l'unica soluzione per liberarsi sembra il suicidio. Una nazione che porta sempre più alla disperazione il proprio popolo, che non riesce a dare nessuna risposta concreta alla crisi vera e reale che soffre la gente e non certo i 'palazzi'. Emblematico l'ultimo drammatico triplo suicidio a Civitanova Marche. Romeo Dionisi e Anna Maria Sopranzi, i due coniugi anziani impiccatisi perché non ce la facevano a tirare avanti, si "vergognavano" delle loro difficoltà economiche e hanno chiesto perdono per il suicidio. Il fratello di lei, Vincenzo, non ha retto e si è buttato in mare. Non è un cantare dell'Ottocento, è l'Italia del 2013.
Queste tre oneste persone probabilmente non hanno da invocare perdono, in altri tempi si sarebbe detto che la loro morte "grida vendetta". A vergognarsi dovrebbe essere la classe politica, così impegnata e preoccupata degli impegni e narcisistici tweet da non vedere la disperazione che sta crescendo in Italia.
La nuvola nera che avvolge anziani lasciati a se stessi, giovani precari, famiglie allo stremo, disoccupati in crescita, imprenditori senza futuro, generazioni allo sbando. Bisogna andare a San Pietro per sentire parole come "poveri" ed "emarginati", la loro sorte non appare mai sulla bocca di cosiddetti saggi e sedicenti leader.
I morti gridano disperatamente ad uno Stato che torni a funzionare, si occupi del bene comune e non sia saccheggiato dalle cricche. E che vi sia un governo per tirare il Paese fuori dall'abisso in cui è precipitato.
L'Italia della disperazione sputa sul politichese, ha sete di fatti. Vuole che simili tragedie (in questi anni ce ne sono state tante, dimenticate) non avvengano più. L'Italia va governata. L'Italia non è una playstation. Non c'è un bingo da fare domani. Oggi bisogna agire perché Romeo, Anna Maria, Vincenzo non siano seguiti nella rovina da altri disperati.
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